Masolino a Empoli
Dove si parla del frammento di affresco appena restaurato da Lidia Cinelli, conosciuto fino ad oggi come il “Sant’Ivo e i pupilli”; dopo il restauro si è scoperto che il soggetto rappresentato è invece “Sant’Orsola e le 11.000 Martiri”
di Paolo Pianigiani
(10 Luglio 2025)
Lidia Cinelli al lavoro

La vera storia, con la cronologia esatta del ritrovamento degli affreschi di Masolino, assolutamente inedita, l’ha scoperta il ns. proposto Don Guido Engels su una cronaca parrocchiale manoscritta tenuta dai suoi predecessori.

Fig. 2) Foto con dedica a monsignor Lorini da parte dell’Arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa
Tutto successe all’inizio del 1943: fu il desiderio di ben figurare con il proprio Arcivescovo a suggerire a don Giulio Lorini, allora Proposto di Empoli, di far venire da noi il dottor Ugo Procacci, già noto per le sue scoperte degli affreschi dei grandi maestri nelle chiese fiorentine, finiti dimenticati sotto gli scialbi.
La visita dell’Arcivescovo ci sarebbe stata per S. Stefano, il 26 dicembre del 1943.
Tutti sappiamo oggi che non sarebbe stata possibile, per il bombardamento della Stazione e delle Cascine.
Ma monsignor Lorini non lo poteva immaginare e si mise in moto per tempo. Arrivò Ugo Procacci in Santagostino, con i suoi assistenti, le lunghissime scale, gli scalpelli e i martelli.

Fig. 3) la scoperta degli affreschi di Masolino nel sottarco della cappella di S. Elena
Il giorno 11 febbraio 1943, eravamo in piena guerra, fu scoperto l’arco della Cappella di S. Elena in fondo di chiesa a destra, guardando verso l’altar maggiore. Su iniziativa del proposto, subito appoggiato da Antonio Del Vivo, fu deciso di andare fino in fondo e proseguire i lavori.
Alle spese contribuirono 10 famiglie empolesi. Dettero 10.000 lire ciascuna.
Il Procacci procedeva a colpo sicuro, si sapeva dai documenti conservati all’ Archivio di Stato di Firenze e pubblicati da Giovanni Poggi nel 1905, che Masolino era venuto a lavorare a Empoli nel 1424.
Ecco il documento originale :

Fig. 4) la prima citazione di Masolino a Empoli
Archivio di Stato di Firenze, Comp. soppr. Libro della Compagnia della Croce dalla veste nera,
1° gennaio 1469/70, c. 1-2.
Ma già Bernard Berenson, tre anni prima, nel 1902, e aveva scoperto che l’autore della Madonna con il Bambino fra due Angeli che si trova ancora oggi in Santagostino era di Masolino.
Fece fare una foto dal suo fotografo di fiducia che lo accompagnava, il giovanissimo Harry Burton, che diventerà, anni dopo, celeberrimo per aver fotografato la scoperta della piramide di Tutankamon.
Scoperto quello che rimaneva de La Storia della Croce in fondo di chiesa, il Procacci andò avanti, portando alla luce altri dipinti, presenti nelle cappelle vicine e contigue a quella della Croce.
Nel transetto di destra era stato costruita una struttura in muratura, una cantoria, che ospitava un organo. Odoardo Giglioli, nella sua Empoli Artistica del 1906, ci ha trascritto il contratto di allogagione all’organaro Maestro Domenico di Bernardo da Poggibonsi e l’anno: il 1557.
Dopo 100 anni circa l’organo viene spostato in fondo di chiesa, dove (molto cambiato e completamente ricostruito) sta adesso.
Rimase la struttura, come la trovò Ugo Procacci nell’ agosto del 1943, che ha nascosto e protetto il nostro piccolo affresco per secoli.

Fig. 5) Il transetto destro con la cantoria sopra l’altare con la Madonna di Sagrestia, di Masolino

Fig. 6) L’affresco appena scoperto, ancora sul muro, prima dello stacco

Fig. 7) La notizia del ritrovamento del frammento di Masolino
Il 27 Agosto del 1943 fu scoperto il frammento che conteneva un gruppo di fanciulle e un personaggio centrale di cui rimaneva solo metà del corpo, senza la testa.
Mario Salmi, quattro anni dopo, nel 1947, lo identificò come S. Ivo e i pupilli. La parte mancante, che non è sopravvissuta, era sulla parete, più volte rimaneggiata per altri utilizzi, come per esempio quello per un altare dedicato all’arcangelo Raffaele, quello che accompagnò Tobiolo, distrutto perchè il celebrante dava “indecentemente” le spalle all’altar maggiore.
Durante la grande mostra dedicata a Masolino, che si è tenuta lo scorso anno, il frammento è rimasto un po’ in disparte, non essendo stato possibile (non so il perchè) il restauro, che avrebbe dato certamente attenzione e importanza alla mostra stessa, visto i recenti risultati emersi.
Solo uno dei curatori, il dottor Francesco Suppa, ha provato a cambiar nome e soggetto al frammento. Ha escluso che si trattasse di un S. Ivo, perchè mancavano i simboli tipici di quel santo: un libro e le pergamene (le cause dei pupilli da lui patrocinate) e ha ipotizzato che il bastone impugnato dal personaggio al centro fosse un cero; ha proposto quindi che ci si trovasse davanti a una Festa della Candelora.
Era una pista interessante e nuova, anche se si è rivelata sbagliata, non avendo lo studioso allora altri elementi per poter giudicare.
Durante il restauro, grazie alle foto a raggi ultravioletti, è stata individuata una bandiera, che prima non era visibile.
Rimettendo insieme i vari elementi, compreso il manto di vaio (così in antico era chiamato lo scoiattolo dal pelo bianco e grigio, che proveniva dalla Russia) del personaggio centrale, le fanciulle vestite eleganti, e altri particolari visibili solo a distanza ravvicinata, gli storici dell’arte che hanno seguito il restauro non hanno avuto dubbi: si tratta di Sant’Orsola, e di conseguenza le ragazze sono alcune delle 11.000 Martiri.
Fig. 8) Il frammento di affresco con S. Orsola e le 11.000 Martiri
Finalmente siamo arrivati alla soluzione del rebus, che giustifica anche la presenza di questo affresco in una chiesa agostiniana: si tratta di un culto ben noto a quest’Ordine, quindi “di casa”.
C’è anche una sinopia sotto l’affresco staccato, in parte di Masolino, tutta da studiare. Sarà fatto più avanti.
I ringraziamenti
Walfredo Siemoni, amico e studioso di cose nostre, in particolare Santo Stefano degli Agostiniani. Non è più con noi, ma i suoi studi e le sue pubblicazioni hanno fatto da continuo riferimento per la scoperta attuale.
Gli sponsor: Il Colorificio Cappelli: Stefano Sabrina e Vittorio e il nuovo proprietario della ditta, Cristiano Tempestini.
L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha provveduto alle spese del restauro della parte in basso, che non era stata prevista nel progetto iniziale.
Qui ricordo il dottor Antonio De Crescenzo che è intervenuto in prima persona.
Lidia Cinelli la restauratrice, i funzionari della Soprintendenza dott.ssa Laura Torricini, dottor Alberto Felici, dott.ssa Elena Alfani e in ultimo ma non ultima, mia moglie Alena che ha eseguito le foto del restauro.





