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STAMPA SERA

Lunedì 12 Ottobre 1987

 

Di nuovo nel museo della Collegiata la Pietà restaurata a Firenze 

Bentornato a Empoli, Masolino

 

L’opera dell’artista di Panicale è un affresco rimesso in ordine dopo cinque anni di complesso maquillage – Il Maestro lo dipinse nel 1425 in una piccola chiesa poi trasformata in battistero – Altre sinopie del collaboratore di Masaccio e Ghiberti che rappresentano la Leggenda della Croce sono visibili nella chiesa di S. Stefano

 

EMPOLI — Bravo davvero Masolino da Panicale. Chi lo ricordava più? Ce lo ripresenta Empoli con un piccolo «itinerario masoliniano», organizzato In occasione del ritorno nel museo della Collegiata d’un capolavoro, l’affresco con la Pietà, dopo un lungo restauro a Firenze. Masolino a Empoli, dunque.

Come ci è capitato? L’artista, nato a Panicale nel Valdarno, è noto soprattutto per la collaborazione col più giovane e geniale Masaccio nella chiesa del Carmine a Firenze, per gli affreschi di San Clemente a Roma e di Castiglione Olona.

Ma ben poco si sa del suoi inizi. Iscritto nel 1423 all’Arte dei Medici e Speziali di Firenze, è ricordato da Vasari come allievo del fiorentino Starnina ed aiuto di Ghiberti nel «rinettare» le porte del Battistero di Firenze.

Ad Empoli giunge nel 1424 chiamato dalla Compagnia della Croce per affrescare la cappella di Sant’Elena nella chiesa di Santo Stefano. Esegue gli affreschi ed è pagato, il 2 novembre, 74 fiorini d’oro.

La critica ha aggiunto un paio di pitture nella stessa chiesa e la Pietà, che Masolino avrebbe dipinto tra il 1424 ed il 1425 sui muri d’una piccola chiesa, trasformata poi in battistero ed oggi diventata una sala del Museo della Collegiata.

Ora possiamo rivedere tutto. Nel luogo d’origine ritroviamo la Pietà, fresca di maquillage e ben solida sul nuovo supporto di vetroresina. Era assente dall’82.

Il restauro ha rivelato il modo di lavorare del pittore, che aveva tirato alla perfezione con la spatola l’intonaco di calce e sabbia ed inciso, senza sbavare, aureole e teste.

E’ un’opera suggestiva, che presenta un «Cristo vivo nella morte», secondo un’iconografia tardo-medioevale resa con contrasti di colore e di espressione.

L’Insolita «drammaticità» aveva tatto pensare a Masaccio. Oggi sono tutti d’accordo che si tratti di Masolino.

Ma la vera riscoperta è a due passi: la cappella di Sant’Elena nella chiesa di Santo Stefano, affrescata nel 1424.

Gli affreschi non ci sono più, distrutti nell’agosto del 1792 dal frati del convento, che ritenendoli – pitture grossolane e di nessun pregio – le avevano rintonacate con un «colorino galante». 1


1) Questa notizia si è rivelata falsa, riferensosi quell’anno agli affreschi dell’Oratorio della Compagnia della Croce. Probabilmente la distruzione degli affreschi di Masolino nella Cappella di S. Elena risalgono a metà ‘600). Nota della redazione.


Rimangono però tutte le sinopie, bellissime, ritrovate nel 1943 da Ugo Procacci. Sono il più antico ciclo di disegni su muro di Masolino ed uno dei rari del ‘400, che si aggiungono a quelli straordinari del camposanto di Pisa.

Staccate dal muro nel ’56 – ’57 e nel ’59, le sinopie sono state trasportate e restaurate a Firenze con un processo laborioso, che ha ridotto l’intonaco, con mezzi meccanici e manuali, da 5 centimetri fino a pochi millimetri di spessore.

Poi rimaste vent’anni nei magazzini fiorentini per uscire soltanto in occasione di mostre nazionali ed internazionali.

Negli Anni 80 tornano finalmente ad Empoli e vengono reinstallate nella cappella con grande difficoltà, perché «i supporti non erano stati fatti per la ricollocazione in loco, come spiega un catalogo fresco di stampa. Una vicenda non troppo felice dunque, ma comunque una rivelazione, anche se un po’ tardiva, dell’arte di Masolino.

Rappresentano la Leggenda della Croce, un tema già trattato a Firenze da Agnolo Gaddi e a Volterra da Cenni Di Francesco.

Masolino va però più In là del suol modelli. Con linee nitide e ferme si lancia in spazi e prospettive, disegna edifici e montagne e vi inserisce dinamiche figure e dame dal lunghi strascichi. Si rivela insomma un narratore umanista, o quasi, di fiabe gotiche.

Ogni tanto qualche frammento di pittura, salvato dallo scorticamento dei frati lo conferma.

Quella piccola nicchia ad esempio con una natura morta (un paio di ampolline ed un libro di chiesa) tutta giocata sulla prospettiva, o la serie di santi nel sottarco.

Nella chiesa ci sono altri due affreschi attribuiti a Masolino. Un enigmatico frammento con S. Ivo ed i Fanciulli ed una tranquilla lunetta con Madonna col Bambino e due Santi.

 

Maurizia Tazartes

 


 

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