Piero Gambassi
di Umberto Baldini
(1997)
« In questi ultimi anni Piero Gambassi ha lavorato molto e con quella tranquillità e tenacia che è segno che le idee, dopo tanto e appassionato ripensare, sono finalmente limpide e piene, mature per realizzarsi in espressioni esatte ».
Così, Vittoria Corti presentando a Firenze, mesi or sono, la recente attività di lui. E’ davvero un momento felice questo di Gambassi: un momento che l’ha portato a superare d’un colpo tutte le sue esperienze passate non già tuttavia rinnegandole ma investendole sempre più di un linguaggio e di una realtà che di indagine in indagine gli si è andata via via scoprendo e assestando.
Quel moto e quei motivi di vitalità misteriosa e transeunte (anche quando segnava e cercava, come del resto segna e cerca ancora quasi nell’energia genetica della materia) che sono stati più volte da lui — e con anticipo di intuizione oltre che di tempo su tante esperienze e ricerche di gruppi assonanti o affini — sollecitati dal gran girare alternato e ritmato per via di speculazione di luci e di ombre, si sono via via trasformati in un raggiungere, con queste opere, una chiarezza eccezionale di dizione, di pensiero, di linguaggio, che ha finito col portare l’artista a livelli di straordinaria purezza e semplicità e tuttavia con altissima qualità.
Forse mai, davvero, finora raggiunti.
Forme e colori nelle attente geometrie e negli attenti solidi, nello spazio, nella luce che tutto fascia, scopre e rapporta, acquistano una sonorità che equivale a valori di vita assoluta, carichi come sono di tutta una energia in essere che si emoziona e si rinnova di continuo, per via anche di quell’uso castigato e rigoroso e purissimo della terza dimensione che in questa posizione di « oltre » diviene metro e misura del mondo e dell’assoluto che così è scoperto e analizzato.
E tutto si carica di trasparenze, di notazioni, di atmosfere, ora drammaticamente tese ed ora ancor più drammaticamente rarefatte. Come se al di là di ogni altra cosa, nonostante tutto, il nostro modo di essere e divenire fosse davvero, ritrovato e amato, qui: in questo straordinario ordine nel quale è davvero dolce « naufragare ».
E’ questa la nota umana, la nota che scioglie e annulla il nostro apparente distacco di emozione e pulsazione, che ci fa vivere in pieno la verità di questi elaborati di straordinaria intuizione e nitidezza formale.
Non già astratte elaborazioni mentali, ma logiche letture reali e introspettive di noi stessi; non fantasiose o fantastiche euritmie, ma sanguigne e vitali proiezioni del nostro essere reale; non raffreddate geometrie da elaborato e da sintesi ma calorose sponde entro le quali scorre e « deve » scorrere il gran rivolo della nostra più forte vitalità.
