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Loris Fucini

 

di Piero Gambassi

 

(1997)

 

L’opera di Loris Fucini si matura nel tempo sotto l’influenza di alcune estetiche dell’arte contemporanea. Ora accade che le varie tendenze artistiche cui un pittore aderisce provocano o una interpretazione pura e semplice o una trasformazione, l’una e l’altra, naturalmente in consonanza col temperamento e colla formazione culturale dell’artista.

Fucini, dopo le prime esperienze scolastiche, parte dal mondo dei « Fauves ».

Sono questi i pittori che maggiormente lo attraggono e che più a lungo ha interpretato nelle sue tele. La violenza cromaticha dei « Fauves », come Wlaminck e Othon Friegz, che solca con pennellate di colore schietto le tele, si attenua e quasi scompare nei quadri del nostro, spesso realizzati con stesure larvate di colore.

Fucini è attratto dai « Fauves » soltanto per una ragione di complementarietà caratteriale; un timido che sente attrazione per il violento. La natura emotiva e sentimentale del Fucini è meno proclive a sentire e ad interpretare tendenze più mediate e razionalistiche, come il Cubismo.

Le sezioni interne degli oggetti ribaltate sul piano bidimensionale della tela, le stesure astratte di quelle forme, la nuova risoluzione spaziale, cose caratteristicihe della rivoluzione cubista sono affrontate raramente dal Fucini e risolte con l’infiltrazione di elementi impressionistici e « Fauves ».

Nelle sue rare nature morte concepite alla maniera dei cubisti troviamo infatti qua un tavolo realizzato prospetticamente la una zona di luce e di ombra, o un improvviso sprazzo di vivo colore.

Secondo una Linea di sviluppo logica oggi il Fucini ha rivolto completamente alla pittura del « Cavaliere azzurro ». Kandinskij e Franz Marck sono i due artisti che maggiormente lo interessano: il secondo soprattutto, meno razionale e meno astratto di Kandinskij, con le sue visioni idilliache ed oggettive e pia congeniale al temperamento sentimentale del Fucini.

Ma dove maggiormente il nostro rivela le sue quanta è in certi disegni vivaci e personali. Un « riso » capriccioso, più che innocente, nasce in questi disegni da una traccia sottile e sensitiva, che trova in un gioco meno scoperto, la ragione pitt vera e sentita dal nostro pittore.

La sua lunga attività di caricaturista in giornali umoristici, che lo rese qui a Empoli il più noto di coloro che come disegnatori collaborarono alle stesse pagine, a un fatto non trascurabile per la migliore conoscenza e per una più profonda e più puntuale comprensione della sua personalità.


 

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