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L’Annunciazione di Robert Campin

L’Annunciazione di Robert Campin
Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco.
Firenze, Museo di San Marco
26 settembre 2019 – 6 gennaio 2020

Il Museo di San Marco, scrigno prezioso delle opere del Beato Angelico, dal 26 settembre e fino al 6 gennaio 2020 espone un’opera d’arte proveniente dal Museo del Prado con la mostra, a cura di Marilena Tamassia,  L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco.

Il Museo madrileno ha festeggiato quest’anno i 200 anni dalla fondazione con la prestigiosa mostra Fra Angelico and the rise of the Florentine Renaissance, che si è inaugurata il28 maggio scorso.

A questa mostra il Museo di San Marco e il Polo Museale della Toscana hanno generosamente contribuito con alcuni prestiti prestigiosi di opere dell’Angelico e di Masaccio. In cambio di questa collaborazione e per la concomitante celebrazione dei 150 anni dalla fondazione del Museo di San Marco, il Prado, pur avendo sospeso quest’anno i prestiti, ha concesso in via del tutto eccezionale al museo fiorentino l’Annunciazione di Robert Campin, che viene esposta a confronto con le opere del Beato Angelico.

L’opera è stata posta infatti accanto al tabernacolo con l’Annunciazione e Adorazione dei Magi di Beato Angelico, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Novella, a intessere un dialogo serrato tra due mondi diversi, ma dai risultati altissimi.

Il pittore e frate domenicano Beato Angelico, aperto a catturare tutte le ricerche artistiche più avanzate in chiave rinascimentale dal mondo artistico fiorentino, ha tuttavia spesso guardato con vivo interesse al mondo fiammingo, tanto diverso, analitico e smagliante nella brillantezza dei colori a olio.

Le due opere si possono più o meno datare allo stesso periodo: intorno al 1425 il tabernacolo dell’Angelico e tra il 1425 e il 1430 il dipinto di Campin. Sia Beato Angelico che Robert Campin hanno aperto la strada a nuovi linguaggi figurativi, che si distaccavano dal mondo tardogotico ancora fiorente.

E’ un’occasione unica per vedere affiancate queste due diverse rappresentazioni del tema dell’Annunciazione. Il Rinascimento fiorentino declinato dal Beato Angelico esprime l’interesse per lo spazio scalato in profondità, dipinto con colori luminosi e celestiali; la cultura fiamminga di Robert Campin esprime una narrazione analitica, meticolosa, attenta ai dettagli e resa brillante dai colori della pittura a olio.

Due visioni dell’arte che si completano nel comune amore per la pittura.

Le iniziative per la celebrazione dei 150 anni del Museo di San Marco proseguiranno con la ricollocazione e la presentazione del restauro di due opere del Beato Angelico: il 5 ottobre il “Giudizio Universale”, restaurato grazie ai contributi del Rotary Firenze Certosa e di altri sponsor privati e il 15 ottobre la “Pala di San Marco” restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure, inoltre a fine ottobre alcune celle del museo ospiteranno un’inedita installazione di arte contemporanea.

Due maestri a confronto

Il tabernacolo con l’Annunciazione e Adorazione dei Magi  di Beato Angelico è parte di un gruppo di quattro opere usate come reliquiari,  anticamente collocate nella Sagrestia della Basilica di Santa Maria Novella.  Il tabernacolo è diviso in due scene: nella parte superiore l’Annunciazione dipinta su un prezioso fondo oro con il Dio Padre che si affaccia dal blu del cielo. L’ Angelo e Maria, pur nell’astrazione dello smagliante fondo oro, sono scalati in profondità nello spazio. I colori sono luminosi e limpidi. Nella parte inferiore la scena dell’Adorazione dei Magi è inserita in un prato erboso e le figure sono saldamente collocate nello spazio. Sullo sfondo lo stesso prezioso fondo oro, finemente cesellato.

Molto diverso il modo con il quale Robert Campin, già in passato identificato come Maestro di Flemalle, uno dei principali rappresentanti della pittura fiamminga, impagina la scena. Maria, assorta nella lettura, in primo piano, non si accorge dell’Angelo riccamente abbigliato che le è accanto. Le due figure sono inserite in uno spazio architettonico riccamente articolato e minuziosamente descritto fin nei più minuti particolari. L’Annunciazione si svolge nell’atrio di una chiesa gotica allusivo del Nuovo Testamento che si apre con l’annuncio dell’angelo. Sullo sfondo invece una torre romanica, che evoca l’Antico Testamento, che il Nuovo viene a sostituire.

Robert Campin è pittore abilissimo nella descrizione degli interni e degli ambienti della chiesa, nelle vetrate, nelle volte, nelle guglie e nelle sculture che catturano la nostra attenzione. Una panca con un cuscino rosso, un armadietto e un vaso servono a dirci che siamo nella camera di Maria, che manca della parete di fondo perché direttamente aperta sulle navate della chiesa. Tutto è descritto con attenzione e l’impatto della scena in primo piano quasi si perde nell’osservazione di tutti particolari dello spazio della chiesa.

Due modi di dipingere estremamente diversi: una concentrazione massima sui protagonisti dell’Annunciazione e sulla loro collocazione spaziale da parte del Beato Angelico, che ci guida a meditare su quanto l’Angelo stava dicendo a Maria. E’ Maria la protagonista ed è a lei che viene rivolta l’attenzione dell’Angelo, di Dio Padre e anche la nostra. Tutto è sospeso. Il clima è di grande solennità, sottolineata anche dallo sfondo dorato e dai colori celestiali. Qualcosa di molto importante sta accadendo e lo vediamo nella scena inferiore.

Nell’opera di Robert Campin l’occhio viene rapito dalle sapienti descrizioni dell’ambiente in cui si svolge la scena in primo piano, che non sembra dipinta per essere il centro dell’attenzione. L’occhio si perde infatti a percorrere la navata della chiesa, a scoprire le sue guglie, le statue che la decorano, i racemi e gli intagli che l’arricchiscono.

Riferimenti

Ufficio Stampa Opera Laboratori Fiorentini – Civita
Salvatore La Spina – Tel. 055 290383 – Cell. 331 5354957 – s.laspina@operalaboratori.com

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