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santabarbararosselli

Cosimo Rosselli all’Annunziata

di Paola Ircani Menichini

 

La committenza dei “tedeschi” della compagnia di Santa Barbara.

 

Il cospicuo gruppo di  stranieri che a Firenze era chiamato impropriamente dei “tedeschi” anche se in gran parte proveniva dalle Fiandre o dal Brabante, riunì dapprima i soldati al servizio della Repubblica e poi più pacificamente gli  artigiani e i tessitori oltremontani impiegati nelle corporazioni cittadine. Questi, lontani dalla patria e particolarmente uniti come ceto sociale, ben presto si impegnarono a restare in contatto gli uni con gli altri e a ritrovarsi periodicamente presso una sede con una cappella per il culto divino.  La  loro società detta di Santa Barbara fece riferimento alla chiesa dei Padri Servi di Maria della SS. Annunziata, come ricorda il Libro Campione C del convento:

Anno 1449. La Compagnia di Sancta Barbera la quale abita in chasa, de’ dare dì 31 di marzo 1449, lire undici, e quali danari deono dare ogni anno per limosina al convento, come si rimase da cordo quando ebono la carta di potersi ragunare in chasa, scritta per mano di ser Alexo notaio … (Tonini, doc. LXXX).

Nella convenzione redatta l’anno prima i Padri concedevano ai confratelli l’uso di una cappella di chiesa fino a quando la loro società non ne avesse edificata una  propria con la sepoltura annessa. La nuova costruzione iniziò proprio nel 1448 ed era già terminata il 25 novembre 1451, quando Pietro Barbo cardinale e vescovo di Vicenza concesse un’indulgenza di cento giorni ai devoti visitatori del suo altare nelle feste solenni e specialmente in quella della titolare. Il 16 febbraio 1452 l’oratorio fu donato dai Padri ai “tedeschi” con le sue adiacenze e le pertinenze, compresa la vecchia  tavola d’altare di Santa Barbara. Questo dipinto era ricordato ancora in uso nel 1465, ma doveva essere deteriorato (o poco adatto ai nuovi ambienti) perché pochi anni dopo sarebbe stato sostituito dalla tempera su tavola di Cosimo Rosselli. La famiglia del pittore allora doveva essere in buoni rapporti di vicinanza con il Santuario. O almeno così si deduce da un ricordo del 1476 riguardo a un “morticino figliolo di uno dei Rosselli” che venne seppellito “in chasa”.

La tavola fu eseguita tra il 1468 e il 1469, come si scrive in un registro della compagnia conservato all’Archivio di Stato di Firenze. Purtroppo non viene citato il nome dell’artista.

1 (fol. 73v) Adì 10 luglio 1468 fiorini ventiuno largi al depintore p(er) la tavola nostra f. 21 l.

2 (fol. 73v) [14 agosto-11settembre 1468] A maestro Rinaldo fiorini nove largi portò p(er) dare alla tavola p/er) dipingiere f. 9 lar.

3 (fol. 73v) A maestro Rinaldo fiorini dieci largi porto p(er paghare la tavola al bancho di Fiippo di Renieri f. 10 lar.

4 (fol. 73v) [9 ottobre-4dicembre 1468] Al maestro della tavola fiorini due largi portò Giovanni van Peren chont(anti) f. 2 lar.

5 (fol. 73v) Al maestro della tavola fiorini quattro largi portò Giovanni detto f, 4 lar.

6 (fol. 74r) A Giovanni van Peren f(iorini) quattro largi portò a dì 5 di dicembre 1468 al maestro che à fatto la tavola f. 4 lar.

7 (fol. 74r) [19 febbraio-12 aprile 1469] A maestro Rinaldo f(iorino) 1 la(rgo) portò p(er) la tavola l. 5 s. 14

8 (fol. 74r) A maestro Rinaldo f(iorini) 3 la(rghi) portò p(er) l tavola p(er) tutto il resto al bancho di Renieri f. 3 lar.

9 (fol. 74r) [12 aprile 1469] Io Giovanni ò spese f(iorini) sette largi ch’ebbe il dipintore f. 7 lar.

Al maestro [del murare] che conciò la tavola in sul l’altare p(er) sua faticha s. 19

E più p(er) 1 libra d’aguti p(er) chonficchare la tavola s. 4 (da: Nuttali, 1985).

Secondo la nota, la compagnia corrispose al pittore 125 lire e 14 soldi in totale. Dei confratelli citati, Giovanni van Peren dovette essere uno di quei lanaioli o linaioli fiamminghi che avevano il comunissimo nome e patronimico di Giovanni di Pietro (o Jan Pieters); e maestro Rinaldo forse corrisponde alla persona di un Rinaldo di Rinaldo ricordato nella società nel 1448.

Data l’importanza della commissione, il Rosselli progettò una tavola di notevoli dimensioni (cm 204 x 207) visibile adeguatamente nella cappella, con le figure a grandezza naturale che sono ancora oggi ben conservate nel disegno e nei colori.

La santa si trova al centro della scena e ha forme giovani e sottili, la testa ovale e i capelli divisi che le scendono ai lati della testa, del collo e sulle spalle. Indossa la veste da principessa, secondo l’iconografia comune, e un pesante e solenne manto azzurro. Nella mano destra col braccio piegato tiene della palma del martirio che avvenne per decapitazione il 306 d.C. Col braccio sinistro abbassato regge la torre nella quale fu imprigionata dal padre Dioscuro per sottrarla ai pretendenti al matrimonio. Le tre finestre significano la Santissima Trinità.

La figura di san Giovanni Battista si trova a sinistra di chi guarda la scena. La sua presenza vuole significare l’ambito di Firenze, essendone il patrono, ed insieme evocare l’episodio in cui Barbara, che era sola in prigione, tramite una visione ricevette da lui il battesimo come cristiana. Il santo è di faccia, il volto scavato dalla penitenza, scalzo e vestito di pelli secondo la rappresentazione comune e con un ampio mantello color paonazzo. Tiene nella mano sinistra l’asta della croce appoggiata sul pavimento ed il rotolo in parte aperto con le note parole: ECCE AGNUS DEI (Ecco l’Agnello di Dio). Coll’indice della mano destra mostra la santa allo spettatore e forse, implicitamente, ne conferma il culto a Firenze.

A destra si trova San Matteo avvolto in ampie vesti verdi e rosse con  la mano sinistra abbassata a reggere  il libro chiuso del Vangelo e con la mano destra appoggiata sopra a tenere lo stilo; ha lo sguardo in avanti verso l’esterno. La sua presenza nella tavola non è giustificata da alcun motivo iconografico evidente riguardo la compagnia o da documenti di qualsiasi genere; si può supporre però che sia stato un omaggio al nome di un frate celebre e influente a quell’epoca, Matteo di Piero († 1458) teologo dei Servi di Maria, conoscitore del greco, dell’ebraico e del siriaco, nonché confessore di papa Martino V, e vescovo di Cortona fino al 1455.

Sempre nella tavola, ai piedi di Barbara giace un cavaliere bruno e barbuto, con un accenno di corona e l’armatura dalle spalline a testa di leone. Raffigura il padre Dioscuro che la fece imprigionare, la decapitò con le sue mani e subito dopo fu ucciso e gettato a terra da un fulmine. L’uomo, che sembra proprio colpito improvvisamente, giace scomposto, sporge in avanti la testa, tenendo piegate le braccia e le gambe, ed è dipinto in prospettiva.

Dietro al gruppo si trova un seggio con gradini e nicchia sostenuta da colonnette che terminano a cornice. Ai lati corre un lungo sedile di marmo con alto dossale fatto tutto a riquadri e sormontato da cornice. Sul sedile, in piedi, due angeli, uno per parte, quasi di profilo, guardano all’esterno della tavola e  tengono alzata un tenda come un sipario a svelare la scena. Nello sfondo lontano appaiono un boschetto verde pieno di fiori e il cielo azzurro di particolare limpidezza.

L’iscrizione della tavola recita BARBARA DIVA TIBI TABVLAM SANCTISSIMA CETVS THEVTONICVS POSVIT QVI TVA FESTA COLIT (A te santa Barbara santissima il ceto dei tedeschi pose la tavola volendo onorarti nella tua festa).

La tavola del Rosselli lasciò l’altare della cappella verso il 1740 al tempo degli ultimi importanti restauri-abbellimenti e fece posto alla tela di Santa Barbara più piccola e di diverso stile dipinta dal pittore fiammingo Giuseppe Grisoni († 1769). Nel 1785, quando la compagnia entrò nel numero di quelle soppresse dal granduca Pietro Leopoldo, i suoi beni subirono la confisca e i locali furono annessi alla Santissima Annunziata. La tavola del Rosselli prese la strada del monastero di San Niccolò di Cafaggio-Galleria dell’Accademia dove è rimasta definitivamente, salvo un breve soggiorno (1942-1945) nel castello di Montegufoni di Montespertoli a causa della guerra.

Bibliografia:

Archivio di Stato di Firenze, Compagnie soppresse da Pietro Leopoldo, 205.

  1. Tonini, La SS. Annunziata di Firenze, Guida storico descrittiva, Firenze 1876.
  2. Battistini, La confrérie de Sainte-Barbe des Flamands è Florence. Documents relatifs aux tisserands et aux tapissiers, Bruxelles, 1931.
  3. Nuttali, ‘La tavele Sinte Barberen‘ : new documents for Cosimo Rosselli and Giuliano da Maiano, in Burlington Magazine, 1985, 127.

Dictionnaire iconographique des saints, Parigi 1999 (Barbe).

  1. A. Crowe, G. B. Cavalcaselle, A. Mazza, Storia della pittura in Italia dal secolo II al secolo XVI, vol. VIII, Firenze 1883.

Centro di documentazione Polo Museale Fiorentino catalogo n. 00188029.

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