Collezionare come atto di vita
Alberto Della Ragione Collezionista e Mecenate del Novecento
di Chiara Toti
Fondazione Carlo Marchi
Leo S. Olschki Editore, 2017
di Paolo Pianigiani

Ing. Alberto Della Ragione
Per gentile concessione della FONDAZIONE RAGGHIANTI, Lucca,
FOTOTECA CARLO LUDOVICO RAGGHIANTI,
Arte contemporanea, b. 45 (189 T), iconografia (Alberto Della Ragione)
Introibo
Qualcosa di personale, prima di cominciare. Negli anni 70 avevo vent’anni. Vivevo in provincia, che più provincia non si può: Empoli. Appena potevo prendevo il treno e scappavo a Firenze, attratto dai dipinti del Rinascimento, innamorato della Deposizione del Pontormo a Santa Felicita, che sentivo un po’ roba mia, di casa. Gli Uffizi, Pitti, le tante chiese piene di meraviglie. Poi, un giorno di pioggia, entrai per caso in un museo poco visibile, al primo piano di un palazzone in piazza della Signoria. Non avevo mai visto dal vivo un Morandi, un De Chirico, un Fontana. Solo le brutte riproduzioni sui libri, che allora divoravo. Fu per me una rivelazione. Una fulminazione. Un punto nuovo di partenza. Non avevo idea di chi fosse Alberto, non capivo perchè quelle sale non fossero piene di visitatori ma sempre vuote. Avrebbero dovuto esser lì le file infinite che si snodavano davanti agli Uffizi, dall’altra parte della Piazza. Da allora il Museo Della Ragione divenne tappa fissa, passaggio indispensabile verso l’Arte Contemporanea che esplodeva lì fuori, nel mondo. Questo libro mi ha dato le risposte che cercavo, dopo lo scorrere degli anni.
Grazie Alberto per averci regalato la tua Collezione e grazie Chiara per avercelo raccontato.

Il volume di Chiara Toti, Alberto Della Ragione. Collezionista e mecenate del Novecento, pubblicato da Olschki, si configura come uno studio di ampio respiro che restituisce, con rigore documentario e sensibilità critica, la complessità di una figura centrale ma ancora poco indagata nel panorama del collezionismo italiano del XX secolo. L’autrice non si limita a ricostruire la storia di un uomo, le sua vita, i suoi sogni, ma le inserisce all’interno delle dinamiche storiche, culturali e politiche che hanno segnato l’arte italiana tra le due guerre e nel secondo dopoguerra.
Fin dall’Introduzione, il libro chiarisce il proprio impianto metodologico: la storia di Alberto Della Ragione è innanzitutto una storia “di un uomo e dei suoi ideali”; collezionare arte era per lui come espressione di una tensione interiore, quasi etica, piuttosto che come pratica di accumulazione o investimento. L’ingegnere ligure, campano d’origine, emerge come figura autonoma, capace di sottrarsi ai condizionamenti del gusto dominante e di costruire una raccolta fondata su scelte personali, spesso controcorrente. La collezione viene così interpretata come un “atto di volontà e di scelte continue”, formula che sintetizza efficacemente l’intero percorso del protagonista. Un continuo ripartire verso terreni sconosciuti e in metamorfosi.
Il primo capitolo, Gli anni Trenta: la formazione della raccolta, analizza la fase iniziale del collezionismo di Della Ragione, collocandola nel contesto di un sistema artistico ancora fortemente legato a modelli ottocenteschi. L’autrice ricostruisce con precisione gli esordi dell’ingegnere, evidenziando il passaggio da un interesse generico per l’arte a una scelta consapevole a favore della contemporaneità. E il suo pronto ed efficace inserimento, da una Genova defilata, rispetto a Milano, Torino o Roma, nel mondo delle gallerie di punta, dei nomi che contavano allora: Barbaroux, i Ghiringhelli, Cardazzo, per l’esempio.
Fondamentale è il 1934, anno di svolta in cui il collezionista prende posizione nel dibattito sul sistema dell’arte e orienta le proprie scelte verso i protagonisti del Novecento italiano, dalla pittura metafisica alle esperienze più avanzate del periodo. Emblematica, in questo senso, è la vicenda dell’acquisto dell’Autoritratto di Modigliani, avvenuta nel 1938, che testimonia non solo il gusto raffinato di Della Ragione, ma anche la sua determinazione nelle scelte, anche difficili, come fu quella: e rimandò l’acquisto della sua casa, a Genova, già programmato e deciso.
Il secondo capitolo, Da collezionista a mecenate: la scoperta della nuova generazione, rappresenta uno dei nuclei più originali del volume. Qui si evidenzia come Alberto Della Ragione superi il ruolo tradizionale di collezionista per assumere quello, più attivo e rischioso, di promotore e sostenitore diretto degli artisti. L’attenzione si sposta sulle esperienze della Galleria Genova e, soprattutto, della Galleria della Spiga e Corrente, che l’ingegnere rileva nei primi anni Quaranta. Il contatto diretto con gli artisti, negli studi e nelle loro storie personali, spesso complicate.
In un contesto segnato dalla guerra e dalle restrizioni del regime, queste iniziative si configurano come veri e propri laboratori di resistenza culturale, in cui trovano spazio le ricerche di una nuova generazione di artisti. Il sostegno a figure come Guttuso, Birolli e Santomaso non è soltanto economico, ma umano e intellettuale, come emerge dalle numerose testimonianze epistolari analizzate dall’autrice. Il mecenatismo di Della Ragione si fonda infatti su un rapporto diretto con gli artisti, basato su fiducia, amicizia e condivisione di ideali.
Nel terzo capitolo, Della Ragione e gli artisti, l’indagine si concentra proprio su queste relazioni, restituendo un quadro vivido e articolato delle interazioni tra il collezionista e i protagonisti dell’arte italiana del tempo. Le “scorribande fiorentine” con Ottone Rosai, il sostegno ai Mafai durante gli anni della guerra, il rapporto privilegiato con Guttuso e Birolli: ogni episodio contribuisce a delineare una rete di rapporti che supera la dimensione professionale per assumere un carattere quasi familiare. In questa prospettiva, la collezione appare come il riflesso di una comunità di intenti, più che come il risultato di una selezione oggettiva.
Il quarto capitolo, Il dopoguerra, affronta la fase più tarda della vicenda, segnata da mutamenti profondi nel sistema dell’arte e da una progressiva ridefinizione del ruolo di Della Ragione. Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono il collezionista confrontarsi con nuovi assetti culturali e con una scena artistica in rapido cambiamento. È in questo contesto che matura la decisione di destinare la propria raccolta a un uso pubblico, culminata nella donazione alla città di Firenze nel 1970.
Chiara Toti analizza con attenzione le circostanze di questa scelta, mettendone in luce le motivazioni ideali ma anche le difficoltà pratiche e le contraddizioni che ne derivarono. La scelta di Firenze, legata alla volontà di garantire visibilità internazionale alla collezione, si rivela infatti problematica, evidenziando le criticità del rapporto tra collezionismo privato e istituzioni pubbliche. Quasi mai meraviglioso.
A completare il volume, e a dargli uno strumento indispensabile di conoscenza diretta, il catalogo delle opere passate in collezione rappresenta uno strumento di grande utilità per gli studiosi, consentendo di ricostruire, almeno in parte, la fisionomia originaria della raccolta e le sue trasformazioni nel tempo. Questo apparato documentario, insieme alla ricca bibliografia e all’uso sistematico delle fonti archivistiche, è un racconto nel racconto. La collezione come una realtà viva, che cambia e si trasforma nel tempo, fra cessioni dolorose e gli entusiasmi per il nuovo.
Nel complesso, il libro di Chiara Toti si distingue per la capacità di coniugare analisi storica e attenzione alla dimensione umana del collezionismo. La figura di Alberto Della Ragione emerge come quella di un protagonista “eretico”, capace di anticipare i tempi e di operare in controtendenza rispetto alle logiche dominanti. Il suo percorso invita a ripensare il ruolo del collezionista non come semplice intermediario tra artista e mercato, ma come agente attivo nella costruzione del valore artistico e nella definizione delle traiettorie culturali.
Un influencer d’altri tempi e di livello altissimo, diremmo oggi.