La Biografia di Venturino Venturi

di Lucia Fiaschi

Archivio Venturino Venturi

Venturino Venturi nasce il 6 aprile 1918 a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, da Attilio e da Primetta Gori. Nel 1921 il padre, socialista, é costretto a lasciare l’Italia e a riparare nel nord della Francia. Stabilitosi nella cittadina lorenese di  Etain Meuse,  viene raggiunto dalla moglie e dai tre figli in tenerissima età, mentre Rina, la più piccola, nascerà a Etain nel 1923. Esperto scalpellino, Attilio si mette a capo di una piccola impresa di  intagliatori molto richiesti per la decorazione lapidea di edifici pubblici e privati.

L’impresa Venturi ben presto trasferisce la propria sede in Lussemburgo, a Esch sur Alzette. In Lussemburgo Venturino frequenta  il corso degli studi sino al conseguimento, nel 1936, del diploma di formazione tecnica.  Deciso a proseguire gli studi – già da ragazzo prende passione alla scultura, un po’ per l’esempio del padre, un po’ per sua profondissima inclinazione personale – valuta la possibilità di frequentare l’Accademia d’Arte della vicina Germania, ma la situazione politica, con Hitler saldamente al potere, e la nostalgia per la natìa Toscana che aveva imparato ad amare  grazie al padre, suscitano nel giovane il desiderio di avvicinarsi ai luoghi che avevano visto nascere ed operare i grandi artisti del passato: Donatello, Michelangelo, Masaccio, tutti «nati a pochi passi da casa mia», come  ebbe a scrivere più volte.

La passione per la scultura lo porta così a scegliere come sede formativa superiore Firenze, città in grado in quegli anni di proporre insegnamenti di qualità nell’ambito artistico.
Studia prima presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana e poi frequenta l’Accademia delle Belle Arti sotto la guida di Bruno Innocenti. L’ottima conoscenza del francese e del tedesco gli consentono di frequentare la comunità internazionale e gli studenti stranieri, come la scultrice svizzera Priska von Martin, alla quale Venturino si lega sentimentalmente e lo scultore Hans Josephsohn.

Frequenta lo storico caffè delle Giubbe Rosse, ritrovo di artisti e letterati, dove conobbe Ottone Rosai, Vasco Pratolini, Alessandro Parronchi, Mario Luzi, Carlo Bo, Piero Bigongiari, Eugenio Montale, Enrico Pea, Giuseppe Ungaretti e molti altri. Risalgono agli anni della sua prima formazione i ritratti di Ottone Rosai del 1938 – oggi nella collezione del Museo Venturino Venturi –  e l’ Autoritratto del 1939 – oggi nelle Gallerie degli Uffizi.

Nell’agosto del 1940 viene chiamato alle armi e inviato in Albania. Le doti di abile disegnatore suggeriscono al Comando Militare di impiegare il giovane per la stesura di mappe destinate al rilevamento del dispiegamento delle truppe nemiche; per la qualità del suo lavoro Venturino viene decorato, riconoscimento che, benchè si dichiarasse avverso ad ogni tipo di militarismo, ha molto caro per tutta la vita. La postazione ove aveva trovato riparo con pochi compagni viene centrata in pieno da una bomba d’obice e Venturino è il solo superstite. Tratto in salvo, viene trasferito in Italia dove inizia una lunga degenza presso l’Ospedale di Careggi a Firenze. Riesce, nonostante la gravissima ferita che lo costringe a ripetuti interventi chirurgici, a partecipare ad alcune importanti rassegne nazionali. Tra il 1940 e il 1943, i suoi lavori vengono esposti a Bologna, a Milano e a Firenze.

Nel 1945, a pochi giorni dalla liberazione della sua città, allestisce la sua prima personale nella Galleria La Porta, dove espone sculture, dipinti, bozzetti e disegni, sintesi dei suoi primi dieci anni di intensissimo lavoro. La mostra viene accolta con ampio plauso e sono molti coloro che sulla stampa festeggiano la nascita al mondo di un vero artista.

Nel 1947 lascia Firenze per Milano, dove conosce gli artisti più versati nelle nuove ricerche formali, tra i quali Lucio Fontana, che lo invita ad aderire al Manifesto dello Spazialismo. A tale invito Venturino oppone un deciso rifiuto, convinto che scegliere di aderire ad uno schieramento – anche se ne condivideva pienamente i presupposti – lo avrebbe condotto a definire la propria ricerca che lui intendeva in continuo divenire.

Il biennio 1947- 49 è comunque ricco di riconoscimenti. Vince nel 1948, a Milano, il premio Emilio Gariboldi per la scultura con Autoritratto in pietra, partecipa al concorso per il premio Forte dei Marmi, vince il premio St.Vincent. I primi anni Cinquanta lo vedono molto presente a Firenze, dove esegue il ritratto di Fiamma Vigo, traccia della sua frequentazione della galleria  «Numero» per la quale espone nel 1948.

Nel 1953 Venturino partecipa al concorso internazionale per un Monumento a Pinocchio, bandito a Collodi di Pescia. Con gli architetti Renato Baldi e Lionello De Luigi presenta il progetto per una piazzetta cinta da un muro con la faccia interna coperta dalla superfice musiva e che secondo il progetto originario avrebbe dovuto vedere  al centro la svettante figura di un Pinocchio alto cinque metri nella funzione di straordinario gnomone atto, con l’ombra proiettata, ad indicare lo svolgersi delle storie che si dipanano sul muro interamente coperto di tessere musive.

 

 

Venturino, Il Gufo, mosaico

 

Venturino vince il primo premio in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco e a questi viene assegnata la scultura, mentre a Venturino e agli architetti la piazza.

Dal 1954 al 1956  vi lavora senza sosta e la piazza, inaugurata nel maggio del 1956 dall’allora presidente della repubblica Giovanni Gronchi, nonostante fosse incompleta a motivo dell’assenza della figura di Pinocchio – una chiara senza tuorlo – ebbe a scrivere Alessandro Parronchi, appare subito originale e innovativa, sia per la tecnica utilizzata, sia per l’impianto narrativo, con la storia di Pinocchio raccontata attraverso un libero gioco di rimandi fantastici.

Inaugurata la piazza, Venturino viene ricoverato  nell’Ospedale Psichiatrico di San Salvi, dove vive due anni per la gravissima depressione che lo abbatte dopo l’immane impegno della impresa collodiana (che aveva condotto a termine da solo con l’aiuto di pochi operai). Vive drammaticamente quegli anni, combattendo contro uno stato depressivo alimentato dalla terribile delusione patita per non aver potuto completare il suo progetto e dall’essere stato costretto a rinunciare per sempre al suo Pinocchio. Durante il periodo di degenza, gli viene consentito di eseguire alcuni grandi disegni a pastello e tempera che sono tra le sue opere più significative, sui quali l’artista riproduce spesso la figura di Pinocchio trasfigurandola in un’effige umana gravida di tutti i dolori del mondo.

Nel 1959 riprende la propria attività partecipando alla Quadriennale di Roma, mentre l’anno successivo la Galleria La Strozzina di Firenze gli dedica un’importante antologica per la cura di Mario Bergomi. Nel 1961 Carlo Ludovico Ragghianti presenta i Monotipi al Gabinetto Disegni e Stampe dell’Università di Pisa.
Gli anni Sessanta lo videno partecipare a rassegne nazionali ed internazionali: nel 1961 è di nuovo in Lussemburgo, a Schifflange, dove realizza una Crocifissione musiva nella zona absidale della locale chiesa parrocchiale.

Nel 1962 partecipa alla III Biennale Internazionale di Scultura di Carrara e, nel 1963, alla Mostra Mercato Internazionale di Arte Contemporanea di Palazzo Strozzi a Firenze, per la quale disegna il manifesto. Sono anche gli anni di importanti opere pubbliche, tra cui il Monumento per le Vittime del Nazismo del 1963 in Piazza Tasso a Firenze.

I successivi anni Settanta trascorrono tra la realizzazione di opere monumentali e un’intensa attività espositiva in gallerie private e presso istituzioni pubbliche. Tra le più importanti sculture di impianto monumentale si ricordano San Francesco e la lupa di Arezzo del 1973, e il Monumento alla Famiglia Umana per la Resistenza di Loro Ciuffenna del 1978.

Gli anni Ottanta si aprono con il Monumento ai Caduti di tutte le guerre di Chitignano e l’importante mostra antologica di San Giovanni Valdarno del 1983, cui segue nel 1988 la mostra tenutasi ad Arezzo e dedicata in gran parte alla sua produzione grafica. Il 4 luglio del 1991, alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano, viene inaugurato a Castelnuovo dei Sabbioni il grande murale voluto dall’allora Sindaco di Cavriglia Enzo Brogi, che richiama i valori del lavoro, della libertà e ricorda l’eccidio nazifascista perpetrato a quella comunità nel luglio del 1944.

Nel 1993 viene inaugurato il Museo Venturino Venturi di Loro Ciuffenna; nel 1999 venne allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze un’importante mostra antologica. Nel 2002, pochi giorni prima della scomparsa, un nucleo significativo delle sue opere viene esposto a Palazzo Strozzi nell’ambito della rassegna Continuità. Arte in Toscana 1945-1967.
Anche gli ultimi anni della sua vita lo vedono attivo tanto che l’ultimo suo lavoro lo vuole dedicare alla tragedia dell’11 settembre. Venturino muore  il 28 gennaio 2002.

Dal 2004 è attivo l’Archivio Venturino Venturi, che ha sede nella casa-atelier che appartenne allo scultore nel paese natale di Loro Ciuffenna. L’Archivio è attualmente impegnato nella catalogazione generale dell’opera dell’artista.

Opere di Venturino si trovano in importanti collezioni pubbliche e private italiane e straniere e nei seguenti musei: Museo Venturino Venturi di Loro Ciuffenna, Museo del Duomo di Prato, Museo della Grafica di Pisa, Galleria degli Uffizi di Firenze, Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Contemporanea di Arezzo, Musei Vaticani, MNHA di Città del Lussemburgo, Museo di Arte Sacra di Milano.


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