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Piero Gambassi

 

Dipinti e Ceramiche

 

Galleria Numero

via degli Artisti 6 nero

mostra n. 148

dal 3 al 14 Marzo 1956

 

Vernice, sabato 3  ore 21,30

 

 


 

 

Col primo numero del periodico “Base” uscito a Firenze nel Maggio del 1949, ebbe inizio un nuovo orientamento estetico i cui principi nascevano non da considerazioni individuali o di gruppo, ma da deduzioni che facevano centro sull’esame dei fatti storici.

Considerando la storia di questi ultimi decenni risulta evidente che, dall’Impressionismo a noi, attraverso una continua analisi di oggetti compositivi del quadro si giunge con il cubismo alla completa distruzione delle sue forme tradizionali, fino alla totale rinuncia di queste con i movimenti non oggettivi del “Cavaliere azzurro” di Monaco e del “Non obiettivismo” di Mosca.

Lo scopo degli artisti che dettero avvio a queste ultime correnti d’arte, era quello di astrarsi completamente dal mondo che li circondava, per rifugiarsi nel loro mondo interiore e cercarvi quel nucleo generativo di idee, di sentimenti, da costruire plasticamente nel quadro.

Dopo un quarantennio, con gli ultimi maestri dell’astrattismo si è giunti ormai a estremi tali di elementarità costruttiva, da poter considerare il quadro disintegrato da ogni unto di vista, si plastico che compositivo.

Le opere più recenti di Max Bill (Weiss quadrat 1946), V. Gildewart (Composition 1946) Vantongerloo (Composition sur plan libre irregulier 1945), sono la prova inconfutabile che le ultime esperienze estetiche del nostro tempo segnano il limite estremo di un ciclo culturale, dara la distruzione completa del quadro, ridotto pressochè alla sola stesura del fondo.

Questo approdo necessario in cui sembra voler confluire ogni espserienza di cultura di questo momento, segna il limite estremo di una crisi profonda, oltre la quale per legge evolutiva s’impone una nuova “tesi” che deve nascere per “antitesi” dalla “sintesi” raggiunta.

Da questo motivo dialettico Hegeliano ebbe inizio quell’orientamento estetico qui a Firenze definito “Primordio”, a Milano e a Roma “Origine”:

  1. La validità storica di questo orientamento sta nel fatto che I principi da noi enunciati sono sempre suscettibili di miglioramenti autocritici allorchè qualcuno sia in grado di rilevarne in qualche punto la manchevole linearità storicistica.

Un dialogo aperto con il pubblico il nostro, in antitesi con i manifesti categorici ed individualistici dei movimenti romantici dal Dadaismo al Futurismo.

2) Gli elementi della pittura astratta considerati secondo i nostri principi un mezzo compositivo ancora vitale ed attivo, sono di notevole aiuto a trovare u nuovo contatto con il mondo che ci circonda.

3) Alla “dinamica” di tutta quanta la pittura contemporanea succede, per antitesi, una nuova “statica” compositiva, e cui leggi fino ad oggi scoperte sono:

a) concorrenza di linee e di piani;

b) potenziale orizzontalità della linea;

c) decantazione al basso degli elementi pesanti;

d) libera composizione spaziale.

La prima legge compositiva, apparentando I diversi elementi del quadro e circoscrivendoli in un preciso tracciato , rafforza la statica dell’insieme e ritrova un limite compositivo.

La potenziale orizzontalità della linea portando alla stratificazione dei piani basali, crea un contrasto “simultaneo” con la verticalità dei piani in alto, concorrendo all’equilibrio ed alla maggiore staticità del quadro.

Così pure la decantazione degli elementi pesanti contribuisce a rendere più salda e statica la composizione.

La libera composizione spaziale considerando valido ogni unto aureo del piano, permette che gli elementi ruotino e si organizzino intorno a questo.

4) Estroversione dell’interiorità del pittore astrattista, per aderire nuovamente al mondo oggettivo delle forme e in questa ritrovata dualità creare la grammatica di una più larga e comprensibile narrativa.

5) In antitesi alla “spiritualità” delle campiture di tutta quanta la pittura astratto-concreta, noi ricerchiamo la “materializzazione”. plastica dei corpi compositivi e del fondo.

6) Al concetto di “illimitato”, di “infinito”, di “incommensurabile”, di tutta quanta la pittura romantica succede il nuovo concetto di “limite”, “di finito”, di “misura” dell’orientamento da noi auspicato.

                                                                                                                                                P.G.


 

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