
Giovanni Lombardi
il Gruppo E’
I quattro artisti empolesi — Antonio Cecchi, Antonio Sedoni, Gabriella Sedoni e Paolo Piangiani — che lavorano sotto la sigla «Gruppo E’» ricca di significati simbolici, ponte ideale fra le suggestioni classiche e la moderna, variegata strumentazione espressiva, hanno a monte del loro originale e amichevole sodalizio, un duplice denominatore comune: l’arte, la pittura intesi come esplicitazione soggettiva, ma in pari tempo legata ai processi in atto nella società; il culto per il lavoro artigianale presente nei loro studi dove i tradizionali strumenti della tecnica pittorica sono visibili e non sostituiti dalle raffinate e rarefatte tecnologie massificanti.
Qui si respira ancora l’aria di una tensione ideale che respinge la presunzione del messaggio pedagogico o la comoda esaltazione dei mostri del mondo moderno stanno preparando una mostra ad Ascoli Piceno alla Galleria Idioma, continuano i contatti con i settori ricettivi delle loro opere (in particolare gli Usa).
Sono giustamente fieri della loro scelta che capovolge completamente la vecchia tendenza soggetta al variare delle leggi di mercato. Anziché prostituirsi alle richieste di gusti effimeri, essi propongono invece la loro produzione a chi può e vuol capirla.
E questa scelta ha dei significati precisi: autonomia, libertà d’azione, possibilità di leggere e decifrare l’insondabile mondo dell’uomo e della natura con le capacità anticipatorie che di fatto costituiscono il vero tratto distintivo e la reale superiorità dell’artista.
Il lavoro di Antonio Cecchi con una ricerca dr equilibrio dinamico si sviluppa evocando figure emergenti attraverso la costante del segno, l’accostamento di colon in uno sfondo in cui lo slittamento dei piani cromatici assume una chiara valenza poetica riscontrabile anche nei quadri in cui prevale il gioco, un abbagliante gioco di forme e di spazi che si offrono come racconto, come favole evocatrice di mondi lontani e di realtà presenti.
Paolo Pianigiani, il cui versante è materico informale, usa lana di vetro in un coinvolgente connubio fra aspetto animale e vegetale che nello svolgimento si riempie di contenuto lirico attraverso un rapporto dialettico fra superficie e fondo.
Nascono cosi quadri di grande suggestione, con una pittura solo esteticamente geometrica ma intrisa di richiami ai bassorilievi antichi, alle miniature, a Pisano e Michelangelo, ai moderni (fra i quali il maestro Gigi Boni) come agli antichi atzechi, una pittura tridimensionale con un suo ritmo compositivo che si cimenta.e si immerge nella sconvolgente selva labirintica inseguita con certosina curiosità intellettuale dentro la quale non ci sono messaggi escatologici ma le minute e sofferte sequenze che dall’uomo Piangiani si universalizzano in una dimensione planetaria.
Antonio Sedoni risente degli studi percorsi, delle scuole artistiche che lo hanno accompagnato nel suo iter e avverte fortemente il fascino della lezione bizantina, degli ori e degli argenti che insignivano la vita fastosa di tanti secoli fa: ma al posto del fondo liscio e levigato ha sostituito una superficie scabra, spigolosa come i cocci aguzzi di Montale, volendo significare un frammento dolente della società di oggi: un discorso di tipo spaziale espresso con i colori, ora preferiti, del rosso e del nero.
Per ultima Gabriella Sedoni, la cui instintività trasuda dai quadri che segnano un inizio figurativo poi avviatosi verso forme più astratte in cui i segni ricorrenti sul fondo assumono il significato di una grata dietro la quale si proietta la curiosità intellettuale e l’illusione in un felice rimando di effetti colorici: una pittura sensibile, nervosa, sconfinante nella gestualità della bomboletta spray, ultimo mostro del cinico processo comunicativo.
I quattro — dopo il successo fiorentino — sperano che questo loro essere — saldatura da Parmenide a Fromm — sappia trovare ascolto nella fragorosa e disinvolta società di oggi.
Giovanni Lombardi