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Il Pentittico della Speranza

di Andrea Meini

a cura di Paolo Pianigiani

 

Empoli, Dicembre 2025

 

 

Trovarselo davanti, improvviso, l’ultimo lavoro di Andrea, è un incontro che incanta. Ti aspetti un percorso già visto e invece è una scoperta. Le immagini si staccano dal quadro e ti entrano dentro, libere, a cambiarti i pensieri.

Perché l’arte è vera quando cambia, quando arricchisce. E quando in silenzio, ti lascia da solo.

E il mistero dell’incarnazione, del Dio nell’uomo, diventa mistero svelato, nella normalità dei gesti, delle persone e degli sguardi.

Che puntano al vuoto, annullando il tempo. Hanno la verità del quotidiano i gesti, che sono quelli che accompagnano i nostri giorni. Gli oggetti che richiamano al reale son lì da sempre. E lì resteranno.

Ma vediamole, una ad una, queste parti diverse che si riuniscono in un racconto.

Annunciazione

L’inizio, l’Annunciazione.

L’Angelo porge un fiore a una donna assorta, quasi assente, còlta nel suo umanissimo gesto di consumare una cena frugale. Non ha bisogno di libri a corredo d’immagine. Ha i suoi piatti di casa e il vasino con due rose. E l’Angelo biondo non dice nulla, è un sogno. Il dono di un fiore è l’omaggio a un destino, meraviglioso ma terribile. Dovrà passare sulla Croce e sarà dolore.

Visitazione

L’incontro con Elisabetta, la Visitazione.

Simboli infiniti di pace, sul tavolo e l’abbraccio, a condividere una intimità. Consapevolezza di donne: portare dentro di sé la speranza del mondo. Il Redentore e colui che lo annuncerà, il Battista.

Sullo sfondo la realtà umile di una casa. Una casa qualunque. La maternità si manifesta, dolcissima, sotto la veste azzurra.

Natività

Il Bambino che ci guarda, o la Natività.

Nuova e diversa l’immagine. La porta che si spalanca alle spalle e un uomo esce dall’ombra. E gli sguardi che cercano chi guarda, quasi in attesa di una risposta. Il Bambino si affida alla Mamma, ma la protegge e la rassicura. L’interno è una casa qualunque. Dove ogni giorno, in ogni bambino che nasce, si accende il futuro.

Sogno di San Giuseppe

L’avvertimento: scappate! Il Sogno di Giuseppe.

E’ il dipinto più essenziale, si chiude tutto in un gesto. Sono appena passati i Re Magi, l’omaggio del potere al Bambino. Ma sono stati proprio loro, inconsapevoli delatori, ad avvertire Erode, quando si son fermati alla sua reggia a chiedere la strada.

Serve quindi un avvertimento che permetta la salvezza del Bambino.

E’ qui da notare come i personaggi che Andrea ritrae cambiano, a significare che il messaggio divino riguarda tutti. Sarà infatti un altro Giuseppe, con tanto di barba, a condurre poco dopo la sua famiglia in Egitto.

Fuga in Egitto

La famiglia in salvo: la Fuga in Egitto

Ancora in sogno, Giuseppe è avvertito della imminente strage voluta da Erode, porta la sua famiglia in salvo. E sembra una scena reale, di oggi. Maria nel suo cappottino marrone da sfollata si volta indietro pensierosa, Giuseppe che guarda ansioso la strada e il Bambino che sembra una statua a cui hanno rotto un braccio.

E il ciuchino, ignaro di tutto, che porta il povero bagaglio.


 

Questi gli episodi che Andrea ci racconta, i tipici momenti della “Natività” dipinti da secoli da mani maestre. Ci riporta ai nostri giorni, dove ancora guerre e distruzioni sono fra noi e pare che sia impossibile uscirne.

Nessuno dei personaggi sorride. C’è una terribile tristezza che pervade tutto. Ma come si può sorridere, oggi, che la morte e la distruzione che ci circonda non stupiscono ormai più nessuno?

E allora?

Allora ci rimane la speranza, che un giorno questo passi, diventi il nostro un mondo più umano, dove sia possibile convivere tutti insieme. Questo ci dice Andrea, con la bellezza che ci ha saputo trasmettere in questi cinque dipinti, che parlano fra loro e con noi.

L’arte e la bellezza, con il loro mistero, ci indicano la strada, ci salveranno dalle nostre strade sbagliate, dicendoci che può esistere un mondo migliore. Dentro e fuori di noi.

Di admin

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